Dal 1904 la storia della Betamotor si identifica con quella delle due ruote.Da allora l’azienda si è evoluta ed ha progredito fino a diventare leader in grado di seguire gli orientamenti di mercato e guidarlo con scelte di carattere qualitativo forse uniche nel loro genere. I concetti guida a cui l’azienda è improntata sono al tempo stesso semplici e unici. La filosofia alla base delle scelte di progettazione è molto chiara : si tratta cioè, di offrire al mercato prodotti, connotati da equilibrio stilistico ed eleganza, concretezza-tecnologica e praticità, immaginati e costruiti intorno all’uomo e alle sue esigenze, privi di soluzioni esasperatamente avveniristiche, che talvolta sembrano fini a se stesse.
Solidità aziendale, qualità e prezzo adeguati, passione per le due ruote, fanno di questa azienda fiorentina uno dei punti fermi dell'industria motociclistica italiana.
La storia della Betamotor è legata alla storia e all'evoluzione del veicolo a due ruote.
Nasce a Firenze nel 1904, con il nome di "Società Giuseppe Bianchi" per la costruzione di biciclette artigianali. Fu con l'evolversi dei bisogni e il progressivo modernizzarsi della realtà sociale che, nei primi anni '40, si adeguò alle nuove esigenze e si trasformò in impresa industriale con l'attuale denominazione di "Beta".
Uno dei primi ciclomotori era mosso da un motore monocilindrico a due tempi che, montato su un telaio rigido da bicicletta, spingeva il veicolo tramite un rullo di gomma.
Negli anni Sessanta l'azienda produce in proprio anche i motori, e le biciclette motorizzate diventano le moto e gli scooter di oggi, apprezzate sempre per la loro qualità costruttiva.
Tra le ''moto storiche'' della casa, troviamo alcuni modelli in produzione negli anni '50, i cross che facevano la parte del leone negli anni '70, un'enduro raffreddato a liquido che ha partecipato al Rally del Perù e due miti del Trial: il TR34 e il prototipo della Zero, entrambi Campioni del Mondo con Jordi Tarrés negli anni 1987/89.
Dal 1972 la sede dell'azienda si trova a Rignano sull'Arno in provincia di Firenze, sorge su un'area di 116.000 mq. dei quali 12.000 coperti, si avvale delle più moderne attrezzature, di una pista asfaltata per il collaudo delle macchine stradali e di un campo cross con zone naturali e artificiali di trial per le prove dei veicoli fuoristrada.
La rete vendita in italia si avvale di circa 400 concessionari e oltre 1.000 punti assistenza; all'estero copre tutti i paesi dell'Europa occidentale, gli Stati Uniti che per tradizione sono fra i migliori clienti della Casa e il Giappone dove il nome Beta è sinonimo soprattutto di trial.
Beta e lo sport: un binomio vincente, che si snoda dai primi successi nel cross a cavallo tra gli anni ‘70 ed ‘80 e giunge a noi attraverso i quattro Campionati Mondiali Trial vinti da Jordi Tarres, e i tre titoli iridati consecutivi assegnati a Dougie Lampkin dal ’97 al ’99.
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Oggi le "vetturette che si guidano senza patente" sono prodotte e diffuse in molti Paesi.
Le loro caratteristiche sono codificate in una normativa europea.
Tuttavia gia' dagli anni '70 circolava una microvettura che chiunque poteva guidare: si chiamava SULKY ed era, nonostante il nome, un'invenzione tutta italiana.
A produrla era un marchio noto soprattutto fra gli addetti ai lavori: la ditta CASALINI di Piacenza, attiva dal 1939 nel settore dei trasporti leggeri.
Del SULKY sono state prodotte -oltre a molte imitazioni- diverse versioni, fra cui il SULKY SOLARE (a pannelli fotovoltaici) e infine -nel 1994- il SULKY KORE, primo modello "senza patente" con motore diesel bicilindrico presentato sul mercato italiano.